Studio Sigré

Consulenze per la Famiglia

La pratica, quella clinica, regola spazi, orienta soggetti, produce idee e cambiamenti.

Contro Spazio

E’ uno spazio clinico per adulti e minori

  • Spazio Adulti
  • Spazio Minori

Spazio Adulti

Zona di consultazione o trattamento dedicato agli adulti,  per difficoltà di legame e vacillamenti soggettivi.- È uno spazio di incontro e di ascolto individuale regolato secondo la teoria sistemica che sostiene che “la realtà non esiste”, o meglio ne esistono diverse, ma se ne vede una sola. Lo Spazio Adulti offre la possibilità di allargare lo sguardo sulle altre realtà che ci circondano, di punteggiare gli eventi in modo diverso, provando ad usare una nuova grammatica e altri occhiali.  Secondo tale prospettiva lo Spazio Adulti è un luogo  dove provare a costruire una nuova narrazione di sé. E della propria esperienza di vita. Noi siamo ciò che raccontiamo di essere stati. E allora diventa necessario scrivere una nuova storia, attraverso la rilettura di ciò che siamo stati, dei nostri legami familiari, delle eredità che ci sono state tramandate, utilizzando, se necessario, l’approccio della psicogenealogia junghiana o un lavoro trigenerazionale, in modo da prendere consapevolezza del proprio ruolo all’interno della famiglia di origine.

È uno spazio di trattamento in cui uno psicoanalista ad orientamento lacaniano è presente per accogliere la domanda di chi lo desidera e difficoltà relazionali, condizioni di precarietà soggettiva, diverse forme del sintomo (come per esempio ansia, depressioni, attacchi di panico, sintomi somatici, dipendenze); sintomo che, letto come cifra del soggetto, può diventare anche una risorsa. Lo Spazio Adulti è, per questo, un luogo che si presta ad accompagnare il soggetto nel percorso di rilettura del suo legame con il mondo, invitandolo a mettere in parola il carico di sofferenza che esso comporta. Nel corso della vita è facile incontrare momenti di vacillamento, di disagio, di sbandamento e  intorno a questi stati d’angoscia il soggetto è invitato a raccontarsi, mentre l’analista a mettere una punteggiatura al discorso.

“Eccoci dunque spalle al muro, al muro del linguaggio. Dove siamo al nostro posto, cioè dalla stessa parte del paziente, e su questo muro, lo stesso per lui e per noi, tenteremo di rispondere all’eco della sua parola”.                                                    

J.Lacan, Scritti, vol.I, pg.310.

Spazio Minori

Ha quasi sette anni M. quando lo incontro in studio per la prima volta, un anno e mezzo fa. È accompagnato dalla madre. M. vive con i suoi genitori, una sorella maggiore, che ha tredici anni e un fratellino di cinque anni, è in seconda elementare e va bene a scuola. La signora F., la mamma, è molto preoccupata  e dice  che ha deciso di chiedere un colloquio perché da molto tempo “non va”. Che cosa non va? Inizio così a conoscere M. attraverso le parole della sua mamma…

I bambini hanno spesso paura del buio, perché al buio non si vede la persona amata. Si tranquillizzano subito, però, se possono prenderla per mano o sentirne  la voce.[1] Questo per dire che esistono paure (e altri affetti) dei bambini per cui è sufficiente la presenza amorevole di un genitore per evaporare. Può esistere però qualcos’altro che “non va”  ( come aggressività, apatia, disturbi del linguaggio, del comportamento) e che può preoccupare molto e angosciare i genitori testimoni della difficile quotidianità del figlio.

Gli adolescenti, quando incontrano un ostacolo nella loro vita di relazioni, sono soliti affrontare la difficoltà di legame non appoggiandosi agli adulti di riferimento: spesso riescono a costruire un sintomo che consente di localizzare il disagio, ma con il disagio, poi, non è detto che riescano a convivere.

Che si tratti di un bambino o che si tratti di un adolescente, quale posizione può assumere la famiglia o l’adulto che se ne occupa? Trovare un modo di ascolto è la direzione: condizione imprescindibile di ogni dialogo, non tuttavia assolutamente semplice e scontato.

Rivolgersi ad uno psicoterapeuta psicoanalista può risultare un’opportunità  ed essere utile quando qualcosa di insopportabile, che produce angoscia e immobilizza, fa irruzione nella vita di un minore, scompigliandone  anche l’assetto familiare e le coordinate simboliche. Si tratterà, dunque, di trattare quel reale doloroso a partire dalle parole proprie e dai discorsi della specifica famiglia in cui si manifesta, evitando in questo modo il ripetersi di possibili isolamenti.

L’affiancamento è indicato quando esiste una difficoltà che non ha forma sintomatica. L’obiettivo del lavoro è creare un legame che veicoli  la costruzione di un sintomo localizzato.

Il trattamento, invece,  è possibile a partire da un sintomo che è considerato, non come qualità dell’essere, ma come effetto di un legame. L’obbiettivo del trattamento è la sua decifrazione che ha per effetto la riduzione di sofferenza soggettiva del minore.

“Il momento in cui il desiderio si umanizza è anche quello in cui il bambino nasce al linguaggio”[2] .

Per maggiori informazioni potete scrivere a:   r.borio@studiosigre.it

[1]S. Freud, Opere, Bollati Boringhieri,Torino, 2003

[2] J.Lacan, Scritti, vol I, pag.312

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