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    A cura di Giovanna Mazza

C’è un momento magico che si verifica sempre, nel corso del primo quadrimestre, quando si insegna in una classe Prima. Il momento in cui il bambino scopre, quasi stupito di se stesso, di aver imparato a leggere.
Ricordo un mio alunno di qualche anno fa: era forse ottobre o novembre, l’avevo chiamato vicino a me, alla cattedra, durante l’intervallo, e gli avevo chiesto di leggere alcune paroline, formate dalle sillabe che avevamo già imparato. Lui mi aveva guardata stupitissimo e mi aveva detto “Ma io non so leggere!” , io l’avevo invitato a tentare lo stesso e lui…ha letto: “Me-La…Mela; Lu-po…Lupo; Pe-ra…Pera”, e ogni parolina che leggeva era sempre più sorpreso e mi guardava con gli occhi sbarrati.
Ecco, per me questo bambino è l’emblema della classe Prima: lo stupore.
Lo stupore nello scoprire di aver imparato a fare, non una cosa qualsiasi, ma qualcosa che ti apre un mondo nuovo, qualcosa che diventa veramente una chiave per entrare nel Mondo, il mondo “dei grandi”, il mondo vero, il mondo di tutti, perché se sai leggere sei padrone, in qualche modo, di accessi che fino a quel momento ti erano negati. La Prima è tutta così: una serie di scoperte e di apprendimenti continui, nella lettura, nella scrittura, ma anche nelle abilità sociali; nella capacità di fare le cose da solo, a partire dal fare la fila a coppie, all’andare in gruppo in bagno, da soli, senza la guida della maestra, come invece accadeva alla scuola dell’infanzia, in cui ci si sedeva insieme sulle panchine ad aspettare che tutti avessero lavato le mani…
La Prima è una serie di acquisizioni continue di abilità e di autonomie.
Si impara ad aver cura delle proprie cose, a ritirare gli oggetti nell’astuccio e nello zaino, a stare con gli altri davvero, a fare ulteriormente a meno dell’intervento costante dell’adulto, un processo che era già iniziato alla materna, ma che sicuramente si amplifica e si accelera alle elementari. Si impara un po’ di più a cavarsela da soli, un percorso che, ovviamente, dura tutta la scuola primaria e forse tutta la vita, in cui la Prima, però, segna proprio il momento di passaggio. E non mi riferisco solo all’inizio della Prima, ma all’intero anno scolastico. Si impara a litigare e anche a fare pace, ad accettare un po’ di più l’assenza dell’intervento dell’adulto, a sentirsi grandi rispetto ai compagni che si sono lasciati alla materna, a sentirsi un po’ più grandi anche nei confronti dei genitori. E di conseguenza cambiano una serie di dinamiche e di relazioni anche fuori dalla scuola. E’ questo uno dei grandi danni, sicuramente non il solo, che si è verificato quest’anno: bloccare,di colpo e senza preavviso, l’entusiasmo, lo stupore , lo slancio della scoperta, dell’imparare, dell’uscire dal guscio, del diventare grandi.
I bambini di classe Prima sono come la Gabbianella.
La Gabbianella che scopre finalmente di essere in grado di volare, parte, decolla… ma viene fermata in volo, mentre sta appena assaporando l’ebbrezza di quel momento e le sue ali sono ancora un pochino stropicciate… Le viene imposto di scendere, di tornare, non solo a terra, ma nel nido. Ecco è questo il danno e il grande rammarico, l’aver interrotto il primo volo.
Giovanna Mazza – Scuola Primaria di Bollengo

Tratto da: varieventuali art. aprile 2020

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