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Bacheca

a cura di Raffaella Borio

Ho proposto ai bambini che seguo in studio una bacheca, uno spazio virtuale a cui, se lo vogliono, far arrivare i disegni; in diversi mi hanno domandato se potevano inviare i loro lavori. Nella pratica clinica con i più piccoli il disegno è uno strumento importante ed ora è ciò che consente di tenere un contatto, anche con gli adulti che se ne occupano, tra le mura di casa. Il disegno cura il transfert, nella distanza, non lo fa cadere. Il primo disegno che mi raggiunge è quello di una bambina di otto anni che incontro regolarmente da tre mesi: una principessa vestita di rosa che lancia frecce per colpire un mostro verde. Sopra le frecce campeggia la scritta «Ciao, ce la farai, buongiorno dai non perderai, saluti poi da tutti noi, principessa sei non temerei». Intorno alle frecce due fatine con le bacchette dai diversi colori potenziano le virtù della principessa. La bimba racconta che la principessa è la sua mamma: una dottoressa che può cacciare le malattie con le frecce di biscotto fatte da lei. Le due fate sono il suo papà e la sottoscritta: insieme aiutiamo la mamma a liberare la magia che le serve per essere più forte. Magia, dice così la bimba, ed io ci credo. 

Ho ascoltato tanti genitori al telefono in questo periodo: arrabbiati, disorientati, legittimamente preoccupati soprattutto da quando il susseguirsi degli eventi ha decretato, anche, la chiusura delle scuole per un periodo piuttosto lungo. Nessuno di loro, però, mi ha raccontato mai dei buoni biscotti che sa fare, caspita!

L’affetto d’angoscia ha una carica virale altissima. E i bimbi dove sono? Lì intorno ad ascoltare e vedere tutto. La fantasia li aiuta a non sentire il peggio perché li rende portatori sani di discorsi. Se mamma e papà, però, sono molto angosciati, allora è il caso che un Altro possa iniettare, quanto basta, quel tot di magia: dire e ridir loro, per esempio, che i biscotti fatti da mamma son proprio buoni, che la principessa ce la farà e che la vita è bella. La vita è bella è un’opera d’arte. Un film passato alla storia del cinema dove Guido, il protagonista, per proteggere il figlio Giosuè dagli orrori dello sterminio e del campo di concentramento dove è recluso insieme al piccolo, costruisce un mondo di allegoriche narrazioni, giocando e driblando tra una parola tragica e l’altra, rimettendo nel discorso significanti che emergono dal contesto, ma che si aprono a una nuova lettura. Così la tragedia si trasforma in esperienza a cui si sopravvive! Una pellicola che trasuda di amore genitoriale e insegna l’importanza nella relazione coi bambini, di prestarsi a costruire dei discorsi che giungano a disangosciare. Lungi dal misconoscere la portata di questo reale che fa irruzione nelle nostre vite e in quelle dei bambini, si tratta piuttosto di trattarlo a partire dai significanti propri al lessico di quella specifica famiglia, affinchè le parole, come insegnano i bambini, possano tornare a circolare evitando in questo modo l’ascesi di possibili segregazioni. 

Intanto, nello studio, spunta una bacheca, una bacheca virtuale, il virtuale contro il virale. Un disegno lì appuntato e il numero zero, mi riporta a ciò che conta: alla magia di quel film, all’esperienza della psicoanalisi e a quel che fa da sveglia: “Buongiorno principessa!”.

   

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